Sophie de Quay - Incontro epicureo

Articolo
Venerdì 14 Settembre 2018
Pamela Chiuppi

È una Sophie raggiante, quella che entra al Café des Sources, situato tra la Pleine de Plainplais e gli Ospedali Universitari di Ginevra, il locale all’angolo, cresciuto, che valorizza i cibi locali, dove le ho dato appuntamento.

Sophie de Quay & The WaveGuards, la scena pop-elettro della Svizzera romanda non parla che di loro, la formazione ginevrina, in voga di questi tempi,  e il cui talento promette di espandersi sempre più sulle scene internazionali. Dalla fondazione della band, due anni or sono, il percorso è stato lastricato da incontri memorabili, colpi di fulmine e soprattutto viaggi, in Libano, in Romania, negli Stati Uniti e nell’Europa francofona. Il gruppo, il cui primo album inedito e autoprodotto è uscito all’inzio del 2018, è diventato uno dei preferiti dai media. E a giusta ragione.

Una storia di incontri e affinità

Sophie de Quay & The WaveGuards, è una storia di incontri e affinità sottili, fatti di esperienze umane e di un’inesauribile voglia di musica. Con la sua voce di ritmico velluto, riconoscibile tra mille, Sophie strega non appena inizia a cantare. Che importa la lingua con la quale si esprime, la sua interpretazione vi risveglierà dal torpore quotidiano.

Piccante, agro dolce, tradizionale o prodotta con miscele audaci, la musica e la cucina sanno riunire, in uno stesso piatto, una miriade di combinazione di ingredienti. E una volta che il cibo è nel piatto, non c’è più modo di barare! Alla prima forchettata, le maschere cadono. “Drop the mask” è il titolo del primo album di Sophie de Quay & The WaveGuards. “La fase di scrittura della musica è un’introspezione, una sorta di psicanalisi.” Dice sorridendo colei che scrive i testi del gruppo.

Così, questo neonato album offre tutte le sfumature emozionali, come dimostra il titolo Petite Soeur, una canzone coinvolgente dedicata alla piccola sorella cinese che Sophie non ha avuto, quella che i suoi genitori avrebbero voluto adottare quando lei stessa era ancora una bimba. La storia di un posto rimasto vuoto nelle loro vite, di una presa di coscienza adulta, di una rinuncia. L’intero album vuole essere sincero, passando da un’emozione all’altra, senza falsità.

E Sophie non rinnega le sue origini

Ma parliamo di gastronomia! Per la vallesana d’origine, che ha passato una gran parte della sua giovinezza all’estero, l’autenticità e le radici rappresentano un ancoraggio essenziale. I suoi studi alla Scuola Alberghiera di Ginevra, l’hanno dotata di solidi strumenti manageriali e di un forte legame con la gastronomia. “In occasione dell’uscita del nostro primo album, una cantina vallesana ha creato un vino a nostra immagine, “Le vin des Chevaliers”. Cambiando discorso, i nostri due pezzi di manzo fanno un’entrata notevole. “Il mio piatto preferito!” esulta Sophie ammirando le spugnole che troneggiano sopra la sua bistecca.  Una cucina tipica da trattoria, servita sobriamente su ardesia, dove si ritrovano tutti i sapori che ci si aspetta, in un ambiente informale e vivace che gli conferisce un’atmosfera popolare decisamente attuale.

Dai Vosgi al Café des Sources 

Per la Settimana svizzera del Gusto 2018, lo chef, originario dei Vosgi, Eric Vouriot porta la selvaggina nel cuore della città, arrostendo un cinghiale sul posto per il nono anno successivo. Nella sua quotidianità, questo appassionato offre, mezzogiorno e sera, una cucina che favorisce il territorio e con una notevole carta dei vini, dei quali una buona metà ha passaporto svizzero. I viticoltori e i produttori del cantone ai confini del lago, sono superbamente messi in rilievo. “Apprezzo molto il contatto con i produttori locali, ciò che conferisce al nostro lavoro tutta la sua dimensione umana.” Precisa lo chef. Anche salutare un cliente dalla finestra: “A volte, questo posto può essere un po’ rumoroso, con discussioni da bar tipiche dei locali di quartiere. Ed è perfetto così. Questo ristorante ha conservato la sua anima da bar!”.

 

Illustrazione e legenda: Un momento autentico al Café des Sources di Ginevra con Sophie de Quay (a sinistra), lo chef Eric Vouriot (al centro) e Pamela Chiuppi (a destra).

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