Léonard (The Voice) – Incontro epicureo

Articolo
Lunedì 28 Ottobre 2019
Pamela Chiuppi

Che gioia, ritrovare Léonard, semifinalista a “The Voice Francia”, al Café de la Fonderie, per lui il miglior indirizzo di tendenza della gastronomia friborghese.

Nel selfie: Léonard Gamba, Pamela Chiuppi, Léonard (The Voice), Benoît Waber

Il panico da palcoscenico vi dice qualcosa? Ebbene, figuratevi che è la prima emozione che mi ha assalito il giorno dell’intervista a Léonard al Café de la Fonderie, da Ben e Léo. A “The Voice: la voce più bella 2019”, l’artista friborghese aveva incantato Mika, Julien Clerc  e numerosi telespettatori, prima di intraprendere il suo percorso con il più vecchio della band fino alla semifinale. La personalità di Léonard mi aveva impressionata molto. La sua passione per la musica faceva eco alla mia, come quel bisogno viscerale di coerenza tra il suo universo artistico e quanto scelto per lui nella trasmissione. Una simile sensibilità non poteva essere solo musicale…

Una generazione di virtuosi appassionati

Mi è venuta la voglia di incontrare Léonard per una bella chiacchierata da Benoît Waber (Top Chef) e Léonard Gamba. Il Caffè de la Fonderie, 14 punti sulla guida GaultMillau, offre un arredamento minimale nello spirito di un loft, praticamente senza pareti, con tavoli di legno grezzo che danno una nota conviviale. I soli tendaggi sono tele sul soffitto che proteggono i commensali dagli assalti del sole allo Zenith. Una parte della sala è occupata da un laboratorio di stilisti che completa l’ambiente industriale, seppure ovattato, idea che piace al nostro ospite.

Non appena Léonard arriva, il personale lo saluta. È che lui ha l’abitudine di fare delle scelte ponderate. Una richiesta di autenticità ben presente tra i trentenni e le generazioni seguenti. Si apre subito una discussione distesa, mentre ci porgono la carta. La piccola carta del mezzogiorno è l’ideale per i pranzi di lavoro mentre gli appassionati possono scegliere una carta più grande, il tutto servito nella stessa sala. La sola lettura delle proposte, fa venire l’acquolina in bocca! Per iniziare, Léonard sceglie una ricca insalata di stagione esclamando “con le ultime fragole!”, mentre io oso un gazpacho andaluso ben piccante. Come piatto principale, scegliamo il pescato del giorno: una trota salmonata dalle grandi promesse. È il momento di brindare per accompagnare lo stuzzichino: una panna cotta al pesto e nocciole tostate che offre un perfetto equilibrio gustativo e la cui estetica anticipa la raffinatezza dei piatti che seguiranno. Un’esplosione di gusto divina, così indescrivibile che invita a viverla in prima persona. Una tale maestria in persone di grande umiltà: tanto di cappello!

La gastronomia, un mestiere di cuore

Léonard adora il vino, che ha imparato a conoscere da circa un anno. Casca a fagiolo, poiché la carta di Ben e Léo rappresenta 5 regioni svizzere oltre ai vini stranieri. Léonard ordina un bicchiere di Cana 2018 - IGT della Svizzera italiana (sauvignon sayhières, merlot), Cantina Settemaggio – precisando che, per lui, “il bianco è più facile da riconoscere”. Accompagnerà quindi il pesce con un Lalama spagnolo che troverà eccellente “ un po’ corposo per il pesce, ma si abbinerebbe perfettamente con della carne”. Innamorata della biodinamica, mi orienterò verso un bicchiere di Prestige 2016 - Le Petit Château, Vully AOC (chardonnay, sauvignon blanc) per tutto il pranzo. “Una delle mie aziende preferite!” conferma il mio ospite.

Per imparare il mestiere e organizzare il rigoglioso flusso di idee, Léonard ha bussato alle porte di parecchi ristoranti prima di indossare il grembiule di cameriere al ristorante “Les Trentenaires” a Friborgo, un luogo che mette in risalto la birra. Ha poi scoperto l’enologia lavorando al winebar “Le Talkwine”. Questa esperienza gli ha permesso di nutrire la sua insaziabile curiosità – formandosi sui vini svizzeri con Gastro Friborgo – e imparare il linguaggio del vino per potere definire e esprimere la sua percezione di sapori  e strutture dei vini. Le sue inclinazioni si orientano – tra le altre – verso i bianchi del Vully, come l’eccezionale Chasselas della famiglia Simonet, Tenuta Le Petit Château e il Cru de l’Hôpital di Môtier, vino del quale apprezza la mineralità.

Oggi la ristorazione è il suo mestiere: “Non ho mai cercato di vivere di sola musica. Ho un lavoro che mi dà una stabilità quotidiana e la flessibilità per vivere la mia passione serenamente.” Spiega Léonard. Il suo ritorno a “Les Trentenaires”, dove aveva iniziato, segna una virata dall’universo del vino a quello della birra. “La birra offre un florilegio di varietà e di sapori da scoprire e da fare conoscere al pubblico.” dice frizzante di curiosità. “Ho voglia di prendermi un diploma e un giorno, perché no, aprire un locale mio.” Confida il giovane uomo.

Ritorno alle origini, in musica

Dopo l’esperienza televisiva e le presenze mediatiche, Léonard ha innestato la retromarcia, necessaria per lasciare passare l’ondata di visibilità generata da “The Voice”. È tornato sui suoi passi, sarebbe a dire al suo lavoro di cameriere e alle prove con il suo gruppo “The Bank”. “Il gruppo è stato battezzato così poiché proviamo in un locale situato sotto una banca, niente di così complicato!” sorride Léonard. La formazione friborghese suona un repertorio pop dalle sonorità jazz e ritmi groovy, soul e funk. Il pubblico potrà apprezzare l’arte di Léonard e dei suoi accoliti dal vivo, l’11 gennaio 2020, all’Azimut a Estavayer.

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