Léa Romanens – Incontro epicureo

Articolo
Giovedì 10 Ottobre 2019
Pamela Chiuppi

È l’ora del caffè al ristorante Fonderie, quando appare la spumeggiante Léa Romanens, capitana del Fri-Son, la sala da concerti friborghese situata a pochi passi da qui. Léa raggiunge il nostro tavolo Léonard (The Voice) si è gia piazzato. Fatte le presentazioni, la gioiosa dinamica di questo trio arricchirà man mano la discussione.

Nel selfie da sinistra a destra, Pamela Chiuppi, Léonard, Léa Romanens

Léa Romanens straripa di passione! Il suo spirito positivo e impegnato combacia perfettamente con le sfide del tempo libero e della vita notturna. Saranno ben presto due anni, da che Léa ricopre il ruolo di Segretaria Generale a Fri-Son, mecca delle musiche alternative in Svizzera. È la più grande sala romanda (1300 posti) che da più di 36 anni accoglie 50'000 spettatori ogni anno, un pubblico costituito in parti uguali da Svizzeri romandi e Svizzeri tedeschi appassionati di musiche diverse e variate. Léa Romanens naviga sulle acque instabili della musica in Svizzera, un mestiere fatto di passione e di relazioni che integrano naturalmente l’essenza del territorio.

L’essere umano al centro di tutto

Per Léa, gestire un’associazione culturale senza scopo di lucro è eccezionale. Gratificante e stancante al tempo stesso, la vita pesante e anticonformista di questi lavoratori notturni rosicchia la loro sfera personale, cosicché le strutture sono sempre in fermento. Ed è piuttosto positivo: “Le tendenze evolvono molto rapidamente, oggi” sottolinea Léa pensando alla differenza tra  generazioni sempre meno marcata e alla difficoltà di anticipare i gusti fluttuanti del giovane pubblico. “Come trentenne, vedo che il pubblico dei 18-25enni è orientato all’hip hop e rap, a noi il compito di trovare, insieme alle agenzie internazionali, i gruppi che riempiranno le due sale. Il rock, da parte sua, perde terreno.” Léa investe il suo budget di quasi 2 milioni di Franchi svizzeri, con tatto. Si appoggia a una squadra di 11 impiegati fissi e 200 collaboratori circa, “tutti molto coinvolti nella vita di Fri-Son”. Suddivisi in 12 gruppi di lavoro circa che come formichine si attivano nella gestione e nel buon svolgimento dei concerti e delle serate. Tra di loro, puntiamo i riflettori sugli agenti della sicurezza “casalinghi” che trovano in Fri-Son un datore di lavoro attento e un’occupazione che permette loro di far fronte agli imprevisti della vita. Un atteggiamento che contribuisce all’attaccamento generalizzato dei collaboratori nei confronti di Fri-Son. “Come Segretaria Generale, 50% delle problematiche che tratto quotidianamente sono soggetti RH.” Rimarca Léa. Una fortuna che l’interessato abbia una forte componente relazionale: “Per me, l’essere umano è al centro di tutto”. 

Gli artisti coccolati

Il contesto del divertimento notturno, come quello della gastronomia, è un cerchio ristretto. In questa nicchia, ci si conosce tutti. Ciò dimostra l’importanza della rete, un approccio che Léa padroneggia naturalmente. Storicamente, erano stati stabiliti dei legami tra Fri-Son e il settore della gastronomia. Per esempio, abbiamo in corso una collaborazione con i Vini del Vallese, l’Interprofessione della vite e del vino, il cui presidente è conosciuto per essere un grande appassionato di musica. Una bella opportunità, quella data alle cantine vallesane di presentare il loro lavoro artigianale. Così, i prodotti del territorio friborghese sono messi in evidenza.

“A Fri-Son amiamo coccolare gli artisti. Per esempio, gli offriamo il lavaggio dei loro abiti, ciò che non è un lusso quando si è in tournée. Dal lato della ristorazione, approfittiamo anche di fare loro scoprire i vini svizzeri e le specialità locali e regionali.” Si rallegra Léa. Originaria di Yverdon, segnala quasi per caso la sua preferenza per i vini del Nord del Canton Vaud, e specialmente i vini di Benjamin Morel, della tenuta Château de Valeyres a Orbe. Come a dire che l’essenza del territorio filtra in tutte le sfere, persino le più improbabili! 

Dalla parte del pubblico, il bar genera una buona parte delle ricette… ma i giovani puntano di più sulle minerali, sulle birre e i longdrinks piuttosto che sul vino. “Credo di non avere mai visto ordinare del vino al bar!” esclama Léa.

Sfide? Non ho paura!

Animata da grandi ideali, che la portano oggi a impegnarsi in campo politico tra i verdi del Nord-Vallese, Léa è fedele ai suoi valori e sa conservare uno spirito pragmatico.

La problematica delle dipendenze fa parte del “pacchetto” dei luoghi di divertimento notturno. “Noi abbiamo costatato che i giovani arrivano in sala dopo avere già consumato le sostanze.” Indica Léa. Difficile fare di più oltre che sensibilizzare e porre rimedio agli eccessi sul posto. La sfida del vicinato si amplifica con la costruzione di immobili con alloggi per studenti, proprio di fronte alla sala friborghese, sollevando altri interrogativi. Il futuro ci dirà se questi nuovi vicini saranno affascinati dall’offerta culturale di prossimità, in particolare dal tocco alternativo delle tele di sfondo del Fri-Son fin dalla sua creazione.

Impossibile parlare di una sala concerti senza affrontare lo spinoso argomento delle frequentazioni, quotidiana e principale fonte di preoccupazione. Riempire una sala da 350 o 1300 posti richiede mestiere e Léa può affidarsi alla sua solida esperienza e su quella della sua rete, che vanta contatti internazionali. A fianco di gruppi molto specifici, saranno in programma, questa stagione, leggende come Patent Ochsner per i tedeschi o Bastian Baker per i romandi così come i friborghesi Young Gods, ben conosciuti in Svizzera che, sicuramente, contribuiranno ad attirare il pubblico a Friborgo.

 

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