Dany Stauffacher - Incontro epicureo

Articolo
Lunedì 18 Giugno 2018
Knut Schwander

Incontro epicureo con Dany Stauffacher, patron di Sapori Ticino, il mago di Lugano.

 

Uomo dall’eleganza impeccabile in tutte le circostanze, poliglotta, goloso e dal grande humor, Dany Stauffacher è il patron di S. Pellegrino Sapori Ticino, un festival gastronomico che illumina la primavera luganese. Incontro attorno ai migliori cru del Ticino, nella cornice fatata di Villa Principe Leopoldo.

“Eravamo cinque amici decisi a valorizzare la gastronomia in Ticino ma, dopo la prima edizione, gli altri quattro hanno detto: ritorneremo… ma solo per mangiare”, ricorda divertito Dany Stauffacher. Ed è stato allora che lui ha preso in mano tutto con un successo incredibile. Un po’ dandy, un po’ attore e gastronomo appassionato, questo luganese, padre di due ragazzi ormai grandi, oggi è l’uomo che ogni anno organizza il festival gastronomico Sapori Ticino. Un evento particolarmente importante quest’anno, poiché Lugano sarà la Città del Gusto.

Naturalmente, per il nostro incontro, ha scelto una delle migliori location di tutto il paese: Villa Principe Leopoldo; casa che il che il cognato dell’Imperatore Guglielmo, il Principe Leopoldo Hohenzollern, si fece costruire sulle alture di Lugano e che è diventata un leggendario hotel cinque stelle. In cucina, uno chef talentuoso, Dario Ranza (17/20 punti nella Gault/Millau) fa miracoli. In sala, Gabriele, il maître dalla prestanza volubile alla Vittorio Gassmann e dalle conoscenze enologiche straordinarie. Nella carta enciclopedica che, naturalmente, esplora il Ticino, ma anche gli altri cantoni svizzeri, vi scova delle rarità che sciolgono il cliente abituale.

Torniamo però a Dany Stauffacher e a Lugano Città del Gusto. Il maestro della gastronomia ticinese non ha atteso il 2018 per attirare sulle incantevoli sponde del lago di Lugano i più grandi chef del mondo. Già in occasione della 10° edizione della manifestazione, aveva deciso di metter a segno un gran colpo: portare dieci chef da tre stelle Michelin ognuno. Come ha fatto? Indirizzi giusti, relazioni coltivate nel corso degli anni, una volontà d’acciaio e un tocco di magia, indispensabile perché tutte le poste ti si spalanchino.

Nessuno resiste a Dany Stauffacher. Parla diverse lingue molto bene, ma è il suo impercettibile accento italiano a renderlo immediatamente simpatico. Sa ascoltare con aria appassionata anche gli interlocutori più noiosi. Ha sviluppato la sottile, diplomatica abilità di negoziare ciò che desidera e possiede la tenacia di piegare coloro che mai si sarebbero spinti fino là. Di nuovo, quest’anno, è riuscito a ingaggiare chef di Maldive, Francia, Danimarca, Spagna Slovenia, Germania, Italia e Svizzera.

Un successo incredibile per questo imprenditore che aveva iniziato la sua carriera professionale nell’abbigliamento sportivo. “Viaggiavo molto: Cina, Tailandia, Stati Uniti. La sera, generalmente, ero solo e, a mo’ di consolazione, mi concedevo dei buoni ristoranti. Anche quando gli affari non erano mirabolanti, bevevo una buona bottiglia: una formazione sul campo che ha dato i suoi frutti.”

È uno strenuo difensore della buona cucina e contro lo “street food”, “Una moda americana che doveva permettere di mangiare, là dove non ci sono ristoranti e che oggi fa loro concorrenza in pieno centro città.”

Ai suoi occhi la buona cucina non è necessariamente stellata: “Ho chiesto ad alcuni ottimi chef ticinesi di proporre la loro versione delle polpette, piatto universale del quale esistono varianti in tutti i paesi che io conosco. Un piatto semplice, ma buonissimo quando è ben preparato. La mia idea è dimostrare che la grande cucina non implica obbligatoriamente prodotti di lusso o preparazioni complesse, ma maestria  e voglia di trasmettere emozioni”.

Salute!

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